Teatro Comunale “V. Bellini” - Casalbuttano (CR)

IL MORSO DEL DRAGO

(non si cicatrizza)

ovvero

Dall’uomo mistico

all’uomo cosmico

di

Beppe Arena

liberamente tratto dagli scritti di Antonin Artaud

con

Beppe Arena, Danilo Ferrari, Daria Loi, Chiara Lazzari e due attrici da definire.

Organizzazione: Beppe Arena e Stefano D’Adda

Allestimento scenico: Giusi Campisi e Beppe Arena

Costumi: Giusi Campisi

Luci: Beppe Arena

Musiche originali: Maurizio Carrettin

Regia: Beppe Arena

Esiste un modo ingenuo, magari discutibile, ma appassionato di accostarsi ai mostri sacri e sempre più santificati (e proprio per questo a volte timorosamente rimossi e dimenticati) della storia della cultura e del teatro: leggere, “ascoltare” le pagine e, senza troppe pretese, riascoltarle sulla scena, una nuova semplice scena sulla quale rivivono-risuonano personali motivazioni di attori, echi inconsci ma poco o nulla ascoltati di mode antiche e recenti, desiderio di fare, di rischiare e giocare con il pubblico mutevole e mai del tutto conoscibile.......

E’ per questo, forse, che si può ri(con)prendere Artaud. (Il solo pronunciarne il nome incute riverenza, timore e chissà quante altre complesse sensazioni!).

Il suo caso clinico, la sua psicopatologia non interessano, non più comunque di un dato di cronaca, facile e da manuale scolastico; importa la possibilità - infinitamente rinnovabile - con cui la scena si è aperta al rischio. Per Jacques Derrida, il grande filosofo contemporaneo, Artaud ha restaurato il pericolo, risvegliando la scena della crudeltà ma attraverso “l’irresponsabilità radicale della parola, l’irresponsabilità come potenza e origine della parola.”

Per Derrida, Artaud dimostra che la parola è “rubata”, rubata alla lingua, e dice prima di noi qualcosa di più di quello che crediamo di dire e di essere consapevoli di dire.

Per Blanchot, un altro grande della cultura francese, Artaud è un uomo che ha toccato “il punto in cui pensare è sempre e già non poter ancora pensare”.

Per questa nuova scena, in questo teatro, Artaud, è un uomo straordinario a cui vengono “rubate” le parole per ricreare una loro infinitesima parte da disseminare nel vento di un pubblico disposto ad ascoltare “il furto”.

“Artaud sapeva che ogni parola caduta dal corpo, offrendosi per essere intesa o ricevuta, offrendosi in spettacolo, diventa subito parola rubata.” (Derrida).

Il sogno e la follia. La follia del sogno....il sogno della follia appartengono all’universo dello spettacolo e alla potenza delle parole ascoltate e provenienti da un enigmatico e introvabile luogo che le ispira perchè: - sono ancora parole di Derrida -

“L’ispirazione buona, è il soffio della vita che non si lascia imporre alcun dettato perchè non legge e perchè precede ogni testo.”

Essi lavano con l’Acqua noi con il fuoco

essi bruciano con il fuoco noi con l’acqua

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