traduzione e adattamento
Michele Di
Martino
con
flauto: Lorenzo Missaglia
percussioni: Riccardo Balbinutti
chitarra: Elena Casoli
musiche originali
Stefano Martinotti
regia
Beppe Arena
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Scrittore unico e problematico, Petronio è autore di un’opera unica e problematica
della letteratura latina, il Satyricon, che possiamo definire un “romanzo” in
prosa e versi, di ampia estensione, ai modi della satira menippea: purtroppo
poco ci è pervenuto di questa composizione
così ricca e complessa, considerata da una parte della critica come parodia dell’Odissea per le frequenti allusioni ai temi del poema
omerico; nonostante le lacune della tradizione del testo, come per i ruderi
di antichi capolavori d’arte, il romanzo ha esercitato e continua ad esercitare
un intenso fascino e un grandissimo interesse.
Nel Decadentismo, ad esempio, molti scrittori
apprezzarono le sue sottili suggestioni; Huysmans ne fu assai attratto tanto
che in A rebours, espresse un giudizio centrato e penetrante : “Questo romanzo
realista, questa fetta tagliata nel vivo della vita romana, senza preoccupazioni,
checché se ne possa dire, di riforma e di satira, senza bisogno di fini prestabiliti
né di morali, questa storia senza intrigo e senza azione che mette in scena
le avventure del canagliume di Sodoma, analizza con placida finezza le gioie
e i dolori di questi amori e di queste coppie, dipinge in una lingua splendidamente
lavorata, senza che l’autore si mostri una sola volta, senza che si abbandoni
ad alcun commento, senza che approvi o maledica gli
atti e i pensieri dei suoi personaggi, i vizi di una civiltà decrepita,
di un impero che si incrina, affascinava Des Esseintes”. L’arte di Petronio
era considerata, dunque, da Huysmans un modello di letteratura sovranamente
distaccata dalla materia trattata che, talvolta, poteva risultare alquanto graveolente
e per nulla raffinata e colta.
Al di là della componente parodica, il Satyricon
sorprende, ancor oggi, per il realismo della narrazione, che non ha riscontri
nell’antichità, e nel contempo per l’intento veramente “moderno” di fornire
un’immagine non oggettiva del reale, ma estremamente soggettiva ; nella Cena di Trimalcione i
singoli convitati esprimono la loro visione del mondo, il loro immediato sentire
la realtà circostante, e sono ritratti con una sottile arte d’analisi, inedita
per l’antichità classica: l’autore impiega uno stupefacente sermo vulgaris
che riesce a pervenire direttamente e
senza filtri letterari all’espressione di quel mondo triviale e grossolano,
minuto e quotidiano, irraggiungibile per questo dalla grande arte classica.
Abbiamo scelto, dunque, di realizzare una
lettura di brani del Satyricon per il
riconoscimento che dobbiamo alla sua originalità, per il vigore, l’energia della
sua arte, così aderente e vicina alla
nostra sensibilità; una lettura antologica, portata oggi in palcoscenico da
un grande interprete teatrale, significa pure un’opportunità di conoscenza non
meramente esegetica o filologico-didattica, ma una fruizione diretta di un’opera
così complessa e problematica, un contatto più intenso, fervido, appassionato:
un modo per risalire il fiume dei segni che ci arriva dalla civiltà latina di
cui noi siamo eredi, di cogliere in modo più profondo il senso poetico e drammatico,
la visione della vita di quel tempo. La traduzione cercherà di dare massima
forza espressiva e comunicativa al testo, di trasferire dall’originale la maestria
dell’autore nel saper adattare la lingua ai vari personaggi.
Beppe
Arena e Michele Di Martino