SATYRICON

da

Petronio Arbitro

traduzione e adattamento

 Michele Di Martino

con

Alessandro Haber

flauto: Lorenzo Missaglia

percussioni: Riccardo Balbinutti

chitarra: Elena Casoli

musiche originali

Stefano Martinotti

regia

Beppe Arena

  Scrittore  unico e problematico, Petronio  è autore di un’opera unica e problematica della letteratura latina, il Satyricon, che possiamo definire un “romanzo” in prosa e versi, di ampia estensione, ai modi della satira menippea: purtroppo poco ci è pervenuto  di questa composizione così ricca e complessa, considerata da una parte della  critica come parodia dell’Odissea  per le frequenti allusioni ai temi del poema omerico; nonostante le lacune della tradizione del testo, come per i ruderi di antichi capolavori d’arte, il romanzo ha esercitato e continua ad esercitare un intenso fascino e un grandissimo interesse.

  Nel Decadentismo, ad esempio, molti scrittori apprezzarono le sue sottili suggestioni; Huysmans ne fu assai attratto tanto che in A rebours, espresse un giudizio centrato e penetrante : “Questo romanzo realista, questa fetta tagliata nel vivo della vita romana, senza preoccupazioni, checché se ne possa dire, di riforma e di satira, senza bisogno di fini prestabiliti né di morali, questa storia senza intrigo e senza azione che mette in scena le avventure del canagliume di Sodoma, analizza con placida finezza le gioie e i dolori di questi amori e di queste coppie, dipinge in una lingua splendidamente lavorata, senza che l’autore si mostri una sola volta, senza che si abbandoni ad alcun commento, senza che approvi o maledica gli  atti e i pensieri dei suoi personaggi, i vizi di una civiltà decrepita, di un impero che si incrina, affascinava Des Esseintes”. L’arte di Petronio era considerata, dunque, da Huysmans un modello di letteratura sovranamente distaccata dalla materia trattata che, talvolta, poteva risultare alquanto graveolente e per nulla raffinata e colta.

  Al di là della componente parodica, il Satyricon  sorprende, ancor oggi, per il realismo della narrazione, che non ha riscontri nell’antichità, e nel contempo per l’intento veramente “moderno” di fornire un’immagine non oggettiva del reale, ma estremamente soggettiva ;  nella Cena di Trimalcione  i singoli convitati esprimono la loro visione del mondo, il loro immediato sentire la realtà circostante, e sono ritratti con una sottile arte d’analisi, inedita per l’antichità classica: l’autore impiega uno stupefacente sermo vulgaris  che riesce a pervenire direttamente  e senza filtri letterari all’espressione di quel mondo triviale e grossolano, minuto e quotidiano, irraggiungibile per questo dalla grande arte classica.

  Abbiamo scelto, dunque, di realizzare una lettura di brani del Satyricon  per il riconoscimento che dobbiamo alla sua originalità, per il vigore, l’energia della sua arte,  così aderente e vicina alla nostra sensibilità; una lettura antologica, portata oggi in palcoscenico da un grande interprete teatrale, significa pure un’opportunità di conoscenza non meramente esegetica o filologico-didattica, ma una fruizione diretta di un’opera così complessa e problematica, un contatto più intenso, fervido, appassionato: un modo per risalire il fiume dei segni che ci arriva dalla civiltà latina di cui noi siamo eredi, di cogliere in modo più profondo il senso poetico e drammatico, la visione della vita di quel tempo. La traduzione cercherà di dare massima forza espressiva e comunicativa al testo, di trasferire dall’originale la maestria dell’autore nel saper adattare la lingua ai vari personaggi.

Beppe Arena e Michele Di Martino

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