COEFORE
di Eschilo
versione italiana ed adattamento Michele Di Martino
con Laura Lattuada
Milo Vallone
e con Margherita Adorisio,Claudia Carlone, Gabriella Casali, Daniela Coelli,
Maurizio Faraoni, Laura Marchiano, RacheleViggiano
scene Salvatore Michelino
direttore di scena Claudio Ghidotti
scenografie Max Comune
musiche e luci Beppe Arena
responsabile tecnico Michele Mattone
organizzazione Patrizio Tabacchini
amministrazione Paolo Amoruso
costumi Giuseppe Tramontano
regia Beppe Arena
Coefore narra di Oreste, figlio di Agamennone, che dopo anni di esilio torna
ad Argo per vendicare l'assassinio del padre compiuto da sua madre Clitemnestra
insieme all'amante Egisto. Oreste giunge sulla tomba del padre e in segno
di offerta lascia una ciocca dei suoi capelli. Poi si fa da parte, mentre
Elettra, sua sorella, insieme a un coro di donne argive, le coefore appunto,
si avvicina per versare libagioni alla tomba. Elettra riconosce le impronte
e la ciocca di capelli di Oreste che poco dopo si rivela: avvenuto il riconoscimento,
i due fratelli decidono di vendicarsi. La necessità della vendetta
e della punizione prende il sopravvento. Nella tragedia domina un senso di
ineluttabile sventura, emerge l'orrore della vendetta implacabile che porta
Oreste, travolto da una furia omicida, a compiere il matricidio. Ma l'ebbrezza
del sangue sfuma subito dopo il delitto: il cuore del matricida è preso
da una tristezza invincibile e, nonostante lo smarrimento, Oreste cerca di
lottare, gridando che il suo delitto è stato giusto, opponendo invano
e disperatamente prove esterne, formali e giuridiche alla tempesta che è
sorta nel suo animo. L'enorme spessore emotivo del mito di Oreste è
riflesso nella scrittura con forza evocativa e simbolica che s'impone per
la sua complessità e si rivela in sfumature stilistiche ampie e potenti.
Eschilo è, infatti, il più grande poeta tragico per la ricchezza
e la varietà della sua arte, la cui cifra linguistica è determinata
da un lessico essenziale e coerente.