Cenni storici

Nel Seicento appaiono in Italia i primi teatri che si allontanano dalle forme classiche: nasce il "teatro all'italiana" realizzato con una sala allungata, una platea al posto della gradinata, e con le pareti occupate da più ordini di palchi.

Foto del vecchio palcoIl prototipo del teatro settecentesco è il teatro alla Scala del Piermarini che si ispira ad una concezione neoclassica, presenta la consueta forma a ferro di cavallo, quattro ordini di palchi, due gallerie e un grande palcoscenico con ampi spazi retrostanti.

A questo punto si deve dare un'occhiata a quello che avviene nel nostro territorio, Cremona e dintorni, e allora ci accorgiamo che anche qui è scoppiata la voglia del "luogo teatro" .Tra le città e i grossi paesi che erigono il loro teatro nella prima metà del Settecento e verso la fine, quasi contemporaneamente alla Scala di Milano, ci sono Crema, Casalmaggiore, Cremona (teatro Nazari), Casalpusterlengo, Codogno, Soresina (teatro Landriani), Soncino. Successivamente, nella prima metà dell'Ottocento vedono la luce i teatri di Cremona (teatro della Concordia, ora Ponchielli), Pontevico, Ostiano, Isola Dovarese, Soresina (teatro Sociale), Bozzolo, Castelleone.

Ancora non e' matura l'idea di un teatro a Casalbuttano, anzi, forse non e' ancora nemmeno allo stato embrionale, e potrebbe sembrare strana la cosa se si pensa agli eventi apparentemente favorevoli che hanno caratterizzato la storia della famiglia Turina nella prima meta' del secolo. Ferdinando Turina aveva portato nel suo sontuoso palazzo una sposa innamorata della musica, in particolare del teatro lirico che frequentava assiduamente recandosi a Milano e a Genova.

Giuditta Cantù, amica di artisti che ospitava spesso nella sua ricca dimora di Casalbuttano, amante trepida e fedele del grande Vincenzo Bellini, moglie infelice di un uomo facoltoso e munifico, forse troppo dedito agli affari, agricoltura e filande, non lasciò la sua impronta di donna sensibile all'arte nella vita di questo borgo che forse le andava stretto

La vecchia galleriaMarito e il fratello di lui, dopo che Giuditta aveva lasciato il paese, anziché prendere l'iniziativa di dare un teatro a Casalbuttano, preferirono contribuire come azionisti alla costruzione del teatro Sociale di Soresina (1840). Meglio allontanare quegli spiacevoli fantasmi che erano i ricordi di lei e che l'esistenza in paese di un teatro avrebbe potuto rinverdire continuamente anche tra la popolazione.O era la considerazione fredda, ma certo realistica, che non si sarebbe trattato di un proficuo investimento?

Di fatto l'idea di costruire una sala polivalente nascerà soltanto nella seconda metà degli anni Sessanta, dopo la proclamazione del Regno d'Italia e sarà realizzata tra il 1869 e il 1870, sindaco Francesco Podestà, quando il primitivo progetto di una Gran Sala multiuso sarà opportunamente modificato e completato in modo da farne un vero teatro con atrio, platea, galleria, palchetti laterali, palcoscenico. Di modeste proporzioni, realizzato forse in economia, ma perfetto come armonia architettonica e graziosamente decorato con motivi classici:putti danzanti, festoni, strumenti musicali, motivi floreali, maschere.

Da notare come l'iniziativa, diversamente da quanto era avvenuto in altri grossi centri quali Soresina, non viene assunta da maggiorenti locali appartenenti alle classi più alte per censo e per cultura, ma dall'amministrazione comunale, espressa dopo la fine del governo Asburgico in Lombardia, e per altro già alle prese con i gravosi impegni finanziari dovuti al recente acquisto e al riattamento del palazzo comunale, già casa vecchia Turina, e fermamente intenzionato a non gravare ulteriormente sulla popolazione con nuovi tributi o prestiti.

Dalla sua inaugurazione nel febbraio 1870 in poi, per vari decenni il Teatro Comunale ospiterà alternativamente e senza una preventiva programmazione spettacoli e manifestazioni diverse: burattini, marionette, prestigiatori, accademie musicali, compagnie di prosa e di operetta, qualche spettacolo lirico; ma sarà molto spesso usato anche come sala da ballo per festival, veglioni, feste sociali, come sala riunioni in occasione di esami, elezioni, comizi, celebrazioni civili e patriottiche.

Pianta del vecchio teatroNel Novecento, fin dal 1915, anche nel panorama evasivo-culturale di Casalbuttano si affaccia una nuova realtà: il cinema. Fu così sentita questa esigenza che nel trentennio successivo la vecchia struttura, opportunamente adattata, sarà alternativamente usata come teatro e come sala proiezione. Nel 1951 subirà una radicale ristrutturazione per diventare a tutti gli effetti sala cinematografica.

Finalmente, nel 1990, sulle macerie del vecchio teatro, fu costruito ex novo l'attuale Teatro Comunale "Vincenzo Bellini".

Dal 1993 il teatro "V.Bellini" propone regolarmente una stagione teatrale di prosa e musica.

Nello stesso anno la direzione artistica e organizzativa del teatro viene affidato a Beppe Arena del Centro di Ricerca Teatrale di Cremona "Teatrovuoto".

Dalla stagione teatrale 1995/96 il teatro comunale "V.Bellini" è entrato a far parte del Sistema Teatrale Cremonese.