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Il
C.R.T. di Cremona propone un Laboratorio Teatrale volto allo sviluppo
della creatività, del singolo bambino e del gruppo, attraverso il corpo,
la musica e l’improvvisazione.
Metodo
didattico:
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Formazione del gruppo.
I
bambini della singola classe già si conoscono ma si cercherà di far
vivere loro lo spazio teatrale come un luogo “protetto” dove lasciarsi
andare, dove vedere i propri compagni non solo come vicini di banco
(il più bravo in matematica, la più bella, il dispettoso che ruba sempre
la gomma..) ma cercando di guardarli come se fosse la prima volta, conoscendoli
nuovamente. Attraverso la pratica di alcuni esercizi-giochi i bambini
impareranno a sentirsi singoli individui che agiscono con e per un gruppo,
imparando ad aver fiducia l’uno dell’altro.
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Il corpo e l’improvvisazione.
Qual
è lo strumento più importante che abbiamo a disposizione per comunicare
e per creare? Sicuramente il nostro corpo che a seconda della nostra
fantasia e creatività, può diventare un animale, una cosa o un personaggio.
Dall’ “elemento” all’umano: come muove le mani il vento? Come guarda
un serpente o un passerotto? Come cammina Pinocchio, burattino di legno
o Cenerentola indossando il suo prezioso abito al ballo del principe?
Ogni
bambino, guidato dal racconto di una voce esterna, potrà sperimentare
le infinite forme che il proprio “personalissimo strumento” può assumere.
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La musica.
La
musica è un elemento capace di condizionare l’umore di ciascuno di noi,
di esaltare un sentimento o suggerire un’emozione. I bambini avranno
un piccolo “copione” da interpretare e lo faranno di volta in volta
su tipi di musica differenti. Si stupiranno loro stessi nel vedere quanto
la musica li influenzi e quanto una battuta comica possa diventare più
triste o semplicemente diversa a seconda della musica che li accompagna.
La
musica vuole dire anche ritmo e attraverso degli esercizi di ascolto,
i bambini impareranno a muoversi ai ritmi diversi singolarmente e in
gruppo, vedendo così nascere delle piccole coreografie.
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La parola.
L’uso
della parola davanti ad un gruppo di persone può in alcuni casi provocare
paura o imbarazzo.
Partendo
dall’ascolto della propria voce, all’articolazione delle parole ad una
piccola ginnastica per la bocca, i bambini impareranno a “masticare”
le parole, le frasi o la battute di un piccolo copione.
Questo
il metodo didattico da noi utilizzato che varierà o si concentrerà più
su una determinata parte a seconda delle esigenze degli insegnanti o
del tipo di classe con cui si sta lavorando.
Tutti
i punti elencati nel metodo didattico, possono essere lavorati liberamente
oppure seguendo un filo conduttore quale potrebbe essere la fiaba.
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La fiaba.
“Perché
una storia riesca realmente a catturare l’attenzione del bambino, deve
divertirlo e suscitare la sua curiosità. Ma per poter arricchirne la
vita, deve stimolare la sua immaginazione, aiutarlo a sviluppare il
suo intelletto e a chiarire le sue emozioni, armonizzarsi con le sue
ansie e aspirazioni, riconoscere appieno la sue difficoltà, e nel contempo
suggerire soluzioni ai problemi che lo turbano.Il bambino trova questo
tipo di significato attraverso le fiabe.
Il
bambino ha bisogno soprattutto di ricevere suggerimenti in forma simbolica
circa il modo in cui poter affrontare questi problemi e arrivare senza
danni alla maturità. I personaggi delle fiabe non sono ambivalenti:
non sono buoni e cattivi nello stesso tempo, come tutti noi siamo nella
realtà. Un personaggio è buono o cattivo, mai entrambe le cose. Un fratello
è stupido, l’altro intelligente. Una sorella è virtuosa e industriosa,
le altre sono spregevoli e pigre. Una è bellissima, le altre sono brutte.
Un genitore è buono come il pane, l’altro malvagio. Gli opposti caratteri
vengono affiancati non allo scopo di mettere in risalto il giusto comportamento.
La presentazione della polarità del carattere permette al bambino di
comprendere facilmente la differenza fra le due cose, il che non potrebbe
fare con uguale facilità dove i personaggi si ispirassero maggiormente
alla vita, con tutte le complessità che caratterizzano le persone reali.
L’interrogativo che si pone il bambino non è : - Voglio essere buono?
- ma: - Come chi voglio essere? - Non è il fatto che alla fin fine sia
la virtù a trionfare, ma il fatto che è l’eroe a risultare più attraente
per il bambino, che si identifica con lui in tutte la sue lotte.
Che
si tratti di “Cappuccetto rosso”, di “Cenerentola” o di qualsiasi altra
fiaba, soltanto la storia stessa permette una valutazione delle sue
qualità poetiche, a con essa una comprensione delle sue capacità di
arricchire una mente sensibile”. (Da “Il mondo incantato” di Bruno Bettelheim).
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La drammatizzazione.
Partendo
dall’approfondimento di una fiaba specifica, scelta in collaborazione
con gli insegnanti, ogni classe, guidata dal responsabile del laboratorio
e dall’insegnante, sviluppa un “se” riguardante un personaggio o una
situazione della fiaba. Per esempio “Cenerentola”: se Cenerentola non
avesse perso la scarpetta? Se una delle sorellastre l’avesse aiutata?
Oppure nella storia di Pinocchio: se la fata turchina avesse avuto i
capelli neri? Se Pinocchio non avesse incontrato Lucignolo? O nella
fiaba di Biancaneve: se i sette nani fossero stati sei?
I
bambini dopo un’attenta lettura della fiaba potranno fantasticare con
i vari “se”. Dalla prima alla quinta classe data la differenza di età,
i “se” avranno valori e valenze diverse a seconda degli stimoli che
la fiaba presenta, a seconda delle loro paure, a seconda del loro divertimento,
a seconda dei personaggi nei quali i bambini si identificheranno.
Ogni
classe avrà così il “se” della propria storia che sarà poi drammatizzata
seguendo il lavoro descritto nel metodo didattico arrivando così ad
una eventuale messa in scena di “Cenerentola e i suoi se” piuttosto
che di “Pinocchio e i suoi se” nella quale dopo aver presentato la fiaba
prescelta, si vedrà lo sviluppo dei “se” dalla prima classe alla quinta.
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