La "microstoria"
della Società si sviluppa in parallelo alla "macrostoria" di
Cremona e dell'Italia: la Società viene costituita durante la repubblica
Cisalpina, e la sua vita si svolge per duecento anni, contraddistinti
da grandi rivolgimenti politici e sociali: il ritorno degli Austriaci,
il periodo risorgimentale e le guerre d'indipendenza, il Regno d'Italia,
la nascita del movimento operaio, la prima guerra mondiale, l'avvento
e l'affermazione del fascismo, la seconda guerra mondiale, la liberazione,la
nascita della Repubblica...
Tali avvenimenti
hanno spesso improntato l'attività dei Filodrammatici, e se ne trovano
significative tracce nella documentazione societaria, ma nei due secoli
di storia della Società c'è talora una sorta di velo che in alcuni momenti
storici assume l'aspetto di una vera e propria indifferenza verso le vicende
storico politiche cittadine che appaiono del tutto ignorate dai documenti
conservati.
La Società Filodrammatiça
cremonese viene costituita nel 1801, durante l'occupazione francese, con
il preciso intento di educare il popolo agli ideali repubblicani mediante
rappresentazioni sceniche offerte in forma gratuita in un teatro costruito
appositamente a questo scopo.
La "Società
del teatro" nasce con dichiarate finalità educative:
essa viene infatti
istituita «per diffondere l'istruzione e la morale nel popolo in modo
dilettevole»; le rappresentazioni teatrali e i trattenimenti scientifici
costituiscono la concreta realizzazione di tale indirizzo. Sono altresì
indicate, ma in secondo piano «<sono pure admesse», altre attività
consistenti in «scene liriche, feste da ballo, accademie di musica».
Ma negli anni successivi
alla sua fondazione, senza che venga modificato lo Statuto, si attenuano
di fatto le finalità educative e prendono nel tempo sempre più spazio
le attività di puro intrattenimento e di divertimento aperte ai soci e
ai loro famigliari, anche sull'esempio di altre Società attive in Cremona
negli stessi anni.
È il caso della
Società Filarmonica che nata nel 1816 con lo scopo principale di fare
«accademie vocali e strumentali», di privilegiare la musica in tutti i
suoi aspetti (e gli appassionati erano molti se nel 1826 contava più di
200 associati, tra cui anche nobildonne e molti degli iscritti alla Società
(Filodrammatica) offriva ai suoi soci «in un clima di amichevole festività,
di onesta libertà e di piena allegrezza» anche trattenimenti serali di
musica e di ballo. .
Il conte Folchino
Schizzi ci ha lasciato la minuziosa e vivace cronaca di una di queste
serate, cui egli stesso partecipa: si inizia con una sinfonia di Rossini
«giacché in fatto di accademie non si fa ora mai più nulla senza di lui»,3
si esibiscono diversi cantanti e finalmente si aprono le danze.
«I valzer succedevano
alle contraddanze, queste alle antiche monferine, e si vedevano le giovani
nostre ninfe volare, per così dire, nella sala, adorne di tutte le grazie
le più incantatrici. Molti de' nostri giovinotti stavano nel mezzo della
sala godendo di vedersi girare intorno quanto ha di più bello il nostro
paese (...).
Nelle stanze attigue
alla grande sala stavano alcune giovani meno amanti del ballo (...). Sedute
giuocando ai tavolini, od assise a mensa coi loro amici (...). Erano ormai
battute le cinque ore dopo la mezzanotte e la festa inclinava al suo fine».
Alla Filodrammatica
la situazione di fatto non doveva essere di versa da quella sopra descritta,
ed essa, consolidatasi nel tempo, viene ratificata con lo Statuto del
1872, nel quale si stabilisce che scopo della Società è «promuovere ogni
lecito ed onesto divertimento degno della cultura e del lustro della città
con rappresentazioni Drammatiche, Accademie letterarie, scientifiche,
di canto, di suono e di scherma, feste da ballo ed altri trattenimenti
qualsiansi conformi all'indole della presente istituzione».
Sarà soltanto nello
Statuto del 1882 che all'attività teatrale tornerà ad essere attribuito
carattere prioritario, mentre nello Statuto del 1884 farà di nuovo la
sua comparsa anche la finalità didatticoeducativa, limitata peraltro all'offerta
di educazione drammatica e musicale per chi ne abbia particolare inclinazione.
Se queste sono
le previsioni statutarie, nella realtà continuerà ad acquisire sempre
ampio spazio la parte ludica, di divertimento sia attraverso l'introduzione,
poi formalizzata anche se tra contrasti, di un vero e proprio «circolo
di lettura, di giuoco e di conversazione», sia attraverso l'acquisto di
un bigliardo, sia attraverso l'organizzazione di frequentatissime e vivaci
feste danzanti, tanto importanti da richiedere interventi di modifica
alla sala del teatro per ampliare la pista da ballo.
Di scarso rilievo
appaiono le variazioni statutarie degli anni successivi (1898, 1916, 1921,
1926). L'attuale formulazione che individua lo scopo sociale nella promozione
di «manifestazioni teatrali, artistiche, culturali e ricreative» risale
al 1962.
Le trasformazioni
cui si è accennato si possono leggere anche attraverso le modifiche operatesi
nel tempo nella denominazione della Società: Società Patriottica (1801),
Società del teatro Patriottico (180?); Società proprietaria del teatro
Filodrammatico (1872); Società Patriottica Filodrammatica (1882); Società
filodrammatica 'Gustavo Modena' di Cremona (1884), intitolazione sostitutiva
di quella a Carlo Goldoni proposta dal consiglio, voluta dall'assemblea
per sottolineare l'importanza annessa alla riforma teatrale di cui Gustavo
Modena era il portatore.
Ma nelle locandine
degli spettacoli negli anni seguenti a questa significativa intitolazione,
la Società continua a fregiarsi anche dell'appellativo "patriottica",
ancorché ufficialmente soppresso,e ciò fino al 1891 quando si decide di
togliere "patriottica" alla denominazione di fatto della Società,
per evitare confusione con l'omonima Società di lettura.
Vale la pena di
sottolineare come, pur non essendo questa mai dichiaratamente inserita
negli scopi sociali, appaia sempre quale elemento caratterizzante del
sodalizio anche l'attività filantropica. Sono infatti frequenti e ricorrenti
le elargizioni, le raccolte di fondi, la destinazione a scopi di beneficenza
del ricavato di spettacoli organizzati ad hoc, le concessioni gratuite
del teatro a favore di vari soggetti o istituzioni benefiche e caritative
cittadine o le attività di sostegno a famiglie di artisti in difficoltà,
a popolazioni colpite da calamità naturali o da vicende belliche, ovvero,
più recentemente a favore di società operaie e di disoccupati.
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